| Lunedì 30 Agosto 2010 19:53 | ||||||
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Toto Torri Un gesto, una battuta, uno sguardo, Fabrizio Gifuni ti coinvolge e rende quel personaggio vibrante, palpitante, vero. E’ accaduto nelle sue svariate interpretazioni cinematografiche e televisive, nel suo Teatro, perché Gifuni mi racconta, “per tanti anni, mi sono visto soltanto attore di teatro “. Forse, perchè diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, con relativo esordio teatrale nell’ “Elettra” di Massimo Castri nel 1993? “Penso non sia questo il motivo” Come nasce la tua passione per il teatro? “Dal Liceo, il Dante di Roma , aveva un laboratorio teatrale serio ,mi incuriosì molto .Il mio primo spettacolo di prosa da spettatore ,quattordicenne fu di rilievo “Natale in casa Cupiello”, tragi-comica di Eduardo De Filippo,mi entusiasmò” E il cinema? “Arrivò dopo. Ero un onnivoro vedevo tutto di tutti. “ Comunque, vieni collocato nel categoria degli attori impegnati, per il tuo Teatro d’autore. Come accadeva negli anni ’70, un attore di teatro dicevano ,non reggeva nel cinema. Sta scomparendo mi pare questo pensiero? “”Impegnato”, è un po’ un vezzo, soprattutto nostrano, anche se è di casa ancora in qualche paese europeo. Per le separazioni, teatro si, cinema no,credo che queste ultime generazioni abbiamo sconfitto questi pregiudizi, sia fra gli autori, che fra gli attori.Pensa che il mio esordio cinematografico, fu completamente comico nel 1996 ne “La bruttina stagionata”. Sei allegro di carattere, in casa come sei? Ironia , autoironia? “ Un attore dovrebbe lavorare a 360 gradi. Mi piace ridere , mi diverto, e soprattutto sono ironico e voglio assolutamente essere autoironico ,almeno ci credo . E in verità non mi prendo mai sul serio. Nel lavoro certamente sì, aspetto ora una proposta giusta brillante, una commedia, spero di essere una sorpresa per tutti.” Gifuni, è una bella persona, un signore nella vita e sul palcoscenico,attore risevato, lontano dai clamori e dalla mondanità spicciola. Il lavoro lo prende sul serio, la sua recitazione è di valore, attore di spessore, si è creato da solo, non sa cosa significa opportunismo e opportunità, tanto che il suo pensiero è sempre in assoluta sincera libertà e con i tempi che corrono certamente non porta bene, (spregiudicato eufemismo,)anzi oggi in un mondo di ruffiani e salta fossi, è molto difficoltoso poter lavorare e soprattutto lavorare bene. Ma Gifuni, ha dalla sua il talento e l’onestà professionale , che lo portano lontano Riconoscimenti, premi importanti e soprattutto stima e considerazione nel mondo del cinema e nella sua vita privata. Non è un caso che i ruoli che gli vengono affidati, sono importanti e complessi e sempre ti trasmettono gocce di saggezza. Per questo ed altro ancora, gli sono arrivati riconoscimenti e premi, Rivelazione europea al Festival di Berlino, Globo d’Oro della Stampa Estera, Premio De Sica, Nastro d’Argento per “La meglio Gioventù nel 2004, Premio Flaiano e Rodolfo Valentino per il suo Alcide De Gasperi, di Liliana Cavani,miglior interpretazione maschile per il ruolo di Franco Basaglia al Roma Film Fest e Grand Prix Corallo ancora per il suo straordinario Basaglia, in “C’era una volta la città dei matti”,di Marco Turco. Cosa ti ha dato e ci ha dato il dottor Basaglia, quali le difficoltà interpretative? “Il fatto di dover interpretare un personaggio realmente esistito, ti porta ad una etica professionale, responsabile ,ad una onestà di documetazione, che però non devono essere una trappola e non ti devono impedire d’ imporre la tua personalità di attore. Quel salto va fatto e te ne prendi tutti i rischi e le responsabilità sì, me le prendo tutte.Devi imparare a gestirti, è fondamentale..Ma il pensiero di Franco Basaglia, va oltre i confini della medicina e della psichiatria, perchè porta il senso, il pensiero di grande libertà. E’ un discorso che vale in assoluto sempre. Quei manicomi, che fece distruggere, quelle strutture lager, si ripresentano purtroppo quotidianamente , un ospizio per anziani, un centro di accoglienza per clandestini , si alzano in pratica dei muri, per nascondere quello che accade, per nascondere ,così si creano e si ripetono vere e propie mostruosità.” Sei un ottimista, un fatalista? “Io spero soltanto.che ci si ravveda, che ci si svegli e tutti insieme a ricominciare.” Con Sonia Bergamasco, poi diventata tua moglie, fu un colpo di teatro? “Certamente si. Se vuoi intendere,che ci siamo conosciuti in teatro, lavoravamo insieme ne “La Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni”. Dove avete recitato, inquietudine, amore , gelosia? L’amore, la gelosia? “Penso l’amore, la gelosia è in ogni essere umano, ma tutto lì” In un rapporto esaltante la passione è importante e dopo? “L’educazione, la stima, il rispetto e il coinvolgimento”. Siete complici, vi consigliate sul lavoro, siete severi vostri giudici? “Certamente complici, il rapporto si regge anche sulla complicità” L’arrivo delle due bambine? “Ti cambia la vita, la responsabilità, entri in un’altra dimensione, l’arrivo di un figlio, è qualcosa di profondamente straordinario , ti completa un’ unione, sono emozioni uniche” Impegni prossimi? “A settembre sono alla Mostra del Cinema di Venezia, per “L’amore buio” di Antonio Capuano e a novembre il teatro Valle di Roma, mi fa un omaggio in assoluto e ne vado fiero. Andro’ a presentare i miei ultimi lavori , dove prendo viva partecipazione anche nella drammaturgia originale e nelle idee,(spero in appresso di farlo anche nel Cinema) sono:“L’ingegnere Gadda va alla guerra”,regia di Giuseppe Bertolucci,”Le Sante Corde dei Canti” con Sonia Bergamasco, omaggio a Cesare Pavese,”Non fate troppi pettegolezzi” e “’Na specie de cadavere lunghissimo”, una mia idea e materiali per drammaturgia da Pier Paolo Pasolini. Dovrebbe uscire non so quando,“La Storia di Maria”girato in Tunisia con protagonisti arabi, di Guido Chiesa”. La storia di Maria, la Madonna? “Sì. La Madonna”.
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Agosto 2010 20:18 |
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