| “Ho camminato in molte vie , molti personaggi ,mi hanno cambiato in quel momento, ma poi ho trovato la mia, i miei figli.”Beppe Fiorello con Giorgio Faletti ne “Il Sorteggio” ad ottobre su Rai Uno |
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| Domenica 11 Luglio 2010 05:30 | ||||||
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Toto Torri Beppe Fiorello, un siciliano di Catania, figlio di un appuntato della Guardia di Finanza, “che ci ha insegnato le regole fisse della vita, il rispetto della gente, l’amore e l’onestà che ha trasmesso a noi quattro fratelli. Ci vogliamo bene, ci stimiamo e ci rispettiamo. Gli insegnamenti di nostro padre ci hanno portato bene”. Come andò? “Iniziai come addetto alle luci in un villaggio Valtur , a Brucoli sulla scia di mio fratello Rosario , a pochi chilometri da Augusta, dove abitavamo. Poi i primi giochini come animatore, i sorrisi dei bambini e gli occhi che mi sorridevano, mi rallegrarono.Avevo un carattere chiuso, introverso, quei piccoli mi sciolsero . Poi mi chiamarono a Radio Dejay a Milano conobbi Baldini, Luca Laurenti,Amadeus. Ma non ero convinto, quel lavoro non era per me. La fortuna che è necessaria arrivò, Marco Risi che mi diede fiducia. Mi chiamò per “L’ultimo Capodanno” e Stefano Reali per il televisivo Ultimo”. In seguito una serie di successi, mai un flop, sempre giuste le sue scelte, riconoscimenti e premi. Beppe,non si monta la testa, è lo stesso, la mondanità la lascia agli altri, lui risponde con i fatti, le critiche favorevoli , il grande favore del pubblico , sa che Beppe è uno di loro, un giovanotto del profondo Sud , che si è fatto tutto da solo.Per questo ed altro ancora che Beppe non finisce mai di stupirci. La sua umiltà e la sua dignità, la sua fierezza nell’affrontare i personaggi, che porta al successo,Beppe è un attore ispirato. Ha dalla sua l’orgoglio di fare bene ,la mania della perfezione, informarsi, studiare, leggere, cercare di impadronirsi del ruolo. Si allena come un pugile, non molla mai, non si accontenta. Quando ballò il tango a “Ballando con le stelle , spopolò , non fu per caso” E’ vero? “Si. Per qualche mese frequentai una scuola di tango” “Perché” “Perché questo mestiere mi è piombato sulla testa,gli sono grato, non lascio nulla al caso. Non credo a chi dice, adesso ci provo. Amo questo lavoro e lo rispetto, perché rispetto il pubblico. Non si arriva mai nella vita.” Non ti senti soddisfatto? “ Soddisfatto sì. Arrivato mai. Non è assolutamente presunzione per essere il migliore. Nostro padre, ci ha insegnato l’umiltà.” Spesso tuo padre è presente nei tuoi discorsi.. “E’ verissimo. Mio padre se ne è andato che non avevo 22 anni. Avrei voluto che campasse ancora qualche anno per vedere tutti noi, ed io che sono il più piccolo. Questo è il mio rincrescimento.” Vieni fuori da una performance fantastica, nel ruolo di un piccolo giornalista in quella storia del “Lo scandalo della Banca Romana”, diretto da Stefano Reali , circa 7 milioni di ascolto e share con punte vertiginose. Il successo ti è abituale, sei l’uomo d’oro della Rai. Che cosa ti ha lasciato quello scandalo , che è stato patrigno di un’ ininterrotta corruzione ad alti livelli? “Che la storia si ripete. In quegli anni ci furono le dimissioni del ministro Giolitti.. come dire tutti colpevoli e nessuno è colpevole,” Al Roma Fiction Festival, è andato l’ultimo tuo film di Giacomo Campiotti, “Il Sorteggio”, con quel mostro che è il confessore della tua anima, Giorgio Faletti. Alla fine un’ovazione e si dava in tre sale contemporaneamente, sei assente giustificato perchè a Linosa a girare con Crialese “Terraferma”. “ Mi sono sentito con Giussani della Sachafilm, era molto felice. Mi ha detto che è andato molto bene. Sergio è uno di quelli, che ha creduto in me dal principio e mi ha affidato sempre ruoli che prediligo socialmente e culturalmente, come la storia di quel valoroso medico “Giuseppe Moscati”. “Il Sorteggio”, girato a Torino , diretto da Giacomo Campiotti vi fotografa l’anima . Sei d’accordo? ”E’ bravissimo ,con lui girai un’altra storia.Il Sorteggio, è tosto, racconta il primo processo alle Brigate Rosse. Erano gli anni di piombo, fu un fatto storico, erano tempi cupi. Il 1977. Avevo 8 anni. Mio padre ci raccontava tutto quello che accadeva. Ma noi laggiù avevamo già mille problemi con la mafia”. Il Sorteggio, è la presa di coscienza di un operaio del reparto presse della Fiat Mirafiori di Torino, una vita tranquilla. Viene estratto a sorte come riserva della giuria popolare di quel famigerato gruppo che terrorizzava l’Italia, ammazzando giudici, polizia, carabinieri, giornalisti. Erano nemici della legge , delle istituzioni.Quel processo non partiva mai, per l’emorragia dei giurati che si ritiravano perché minacciati pesantemente e terrorizzati e toccò proprio a Tonino far parte come sesto giurato, il minimo per iniziare quel processo, che fu poi la fine di quella banda di assassini. Operaio della Fiat, quale fu la tua reazione? “Sono un operaio, io che c’entro…esclamai,ma Gino ,(Faletti), un sindacalista vero, mi fu vicino , mi convinse. Venni alla conclusione, che spesso noi pensiamo di volere tutto dallo Stato, ma talvolta dobbiamo dare noi qualcosa per lo Stato . E’ una storia, che come sempre ho cercato di fare mia. Giorgio Faletti straordinario.” Qauando finisci a Linosa? “Sono 12 settimane, poi dovremmo continuare a Malta. Terraferma è la storia di una famiglia di pescatori, in un’isola, a Linosa un grande scoglio, dove i pochi isolani, sono lambiti da un turismo che non amano. Gli arrivi dei clandestini, che la nuova regola li caccia a mare, la negazione della cultura del mare che obbliga ad accoglierli.” Quante vie hai percorso con i tuoi personaggi? “Molte.Personaggi che sono miei in quel momento.Ma poi una strada, quella che mi porta ad Anita e Nicola”.
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| Ultimo aggiornamento Domenica 11 Luglio 2010 05:54 |
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