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Nuovo Cinema Aquila


Se hai talento prima o dopo ce la fai. A Gianni Di Gregorio è arrivato dopo, molto dopo, a 60 anni PDF Stampa E-mail
Martedì 08 Febbraio 2011 12:32

 

Toto Torri

Capita. Non sempre. E forse quasi mai a 60 anni. Così è invece successo a Gianni Di Gregorio, un innamorato del Cinema, un trasteverino, che con i testaccini si contendono la più antica romanità. Gianni è un mite signore, che abita a Trastevere da sempre, dove è cresciuto e  conosce  quasi tutti, bottegai, il farmascista, il parroco e le fantastiche vecchiette  romane e romanesche ultraottrantenni mai attrici,che ha fatto esordire  con grande successo nel suo primo film fortunato”Pranzo di Ferragosto”, prodotto con neanche 70 mila euro e che ha incassato  circa tre milioni di euro, conquistando al primo colpo, il Premio De Laurentiis Opera Prima a Venezia, David e Nastro D’Argento come regista esordiente.

 

“Sono stato un esordiente ,forse il più stagionato ad essere premiato- dichiara sorridendo Gianni Di Gregorio-ma  da sempre  un entusiasta  di quest’arte .  Questa mia fede  è stata gratificante e la fortuna  con le recenti soddisfazioni sono arrivate tardi , inaspettate e forse per questo più gradite. Il Cinema mi ha  sempre affascinato, fin dalla prima adolescenza. Mi vedevo anche tre film al giorno in quei cinemini di periferia che una volta esistevano sopprattutto nei quartieri più popolari di Roma”.

Studi classici, Gianni s’iscrive alla facoltà di Lettere, ma lascia quasi subito per frequentare l’Accademia di Arti Sceniche di Alessandro Fersen,dove si diploma in regia e recitazione. Aiuto in lavori teatrali,  molla dopo un paio di anni perché il film di Scorsese  ”Mean Street” lo fulmina letteralmente.Abbandona il teatro e comincia a lavorare nel cinema.Si dedica  anche alla sceneggiatura. E’ aiuto nei film di Matteo Garrone  e collabora tra l’altro alla sceneggiatura del fortunato e premiato “Gomorra”.

Arriva  così ,forse per caso al primo film,  raccontando con ironia , le semplici verità del quotidiano con i problemi della terza età,  e il suo “Pranzo di Ferragosto” riceve critiche esaltanti e  successo.

Gianni Di Gregorio,   pensoso, ironico ,  è un signore tranquillo,preparato, di talento  con l’immenso dono dell’umiltà ,che riesce a cogliere la semplicità  nella complicità della normalità .

Ora si è  riproposto con lo stesso candore ,  con“Gianni e le donne”,  che insieme a “Qualunquemente” di Lionello Manfredonia, hanno rappresentato  con successo l’Italia al Festival di Berlino.Sarà un caso,  ambedue  i protagonisti hanno a che fare con le donne. Cetto La Qualunque  con Antonio Albanese è un assatanato sempre alla ricerca di giovani e disponibili donne e Gianni, un rassegnato mite signore sessantenne che le guarda  con timidezza e  nostalgia,con l’ironia  tipica  romanesca .

“Ho fatto un film sulle donne-   dice Di Gregorio - perché non le capisco. Pensavo a questo film da molti anni, m’ interessava raccontare il tempo che passa inesorabile, la malinconia di un uomo normale , timido  e troppo pensoso e che ad una donna più giovane di trentanni, può solo comprare la frutta  e portargli a spasso il cane.  Ha addirittura il timore  di sfiorarla con uno sguardo. Ma un giorno l’amico Alfonso gli apre gli occhi. Tutti i suoi coetanei , anche più anziani hanno un amante e Gianni con sgomento pensando al tempo perduto  ci prova. Cerca anche se goffamente  di scoprire se a quell’età  si può realizzare qualche incontro, ma purtroppo  con risultati assai prevedibili.”

Ma chi è Gianni, uno sfigato?

“Gianni, difende la normalità degli uomini, è consapevole, che a quell’età chi è  che ti può  filare. Sei un anonimo  e te ne rendi conto soprattutto quando viaggi su un autobus fra le gente. Non c’è  nessuno che ti degna di uno sguardo .La sua vita da pensionato non  ha  sussulti, dorme con la moglie in stanze separate. Suoi compiti sono  preparare la colazione a sua figlia e al fidanzato che si è piazzato tranquillamente da tempo  a casa sua.  Ma Gianni, è soprattutto  impegnato con la novantenne genitrice,  che non ha perso i capricci di un tempo, Valeria De Franciscis Bendoni  una nobile decaduta.”

Il suo  film , ha qualche legame con l’attualità?

“A dire il vero, non ci  avevo mai pensato. Però riflettendoci un attimo, ambedue i miei film sono vicini alla realtà, più di quanto pensassi.Gianni, potrebbe essere  addirittura un personaggio provocatorio, anche se in partenza non lo era. Con i tempi che corrono, il film è un omaggio  alla donna e mi fa piacere che  sia uscito proprio in questo  periodo.Il 13  febbraio  è passato a Berlino, ma idealmente  eravamo presenti a Roma per la manifestazione, che tutte le donne italiane hanno organizzato  a difesa della loro dignità.”

Il film è prodotto da Barbagallo con Rai Cinema.Soggetto ,sceneggiatura e regia di Gianni Di Gregorio,  con Valeria de Franciscis Bendoni la mamma ,la figlia Teresa Di Gregorio, figlia anche nella vita, Alfonso Santagata e Elisabetta Piccolomini.

E’ un film‘ autobiografico?

“Abbastanza.Valeria de Franciscis Bendoni, è una madre ingombrante come  è stata la mia. Sono cresciuto in una casa cupa come del resto è  l’atmosfera del film. Figlio unico,  ho reagito  sorridendo , cercando la battuta. Forse chissà gratificandomi mi ha  dato una mano”.

 

 

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