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La Supercazzola, nasce nel 1975 con “Amici miei” di Mario Monicelli. Ora ritorna con Neri Parenti. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 16 Marzo 2011 23:28

di Toto Torri

La  Supercazzola, dell'insostituibile Ugo Tognazzi,  ha 35 anni di vita e non ha nessuna intenzione di scomparire. Le superzingarate del primo film di Mario Monicelli del 1975, nato da un progetto di Pietro Germi, che non fece in tempo a realizzarlo perché scomparve, diventò subito mito  ed è oggi cinematografia cult.

I perfidi scherzi dei primi 5 protagonisti, amici fiorentini dall’infanzia, quasi tutti cinquantenni, affrontano i loro disagi, i loro problemi quotidiani  personali e di lavoro, con scherzi micidiali e pesanti, talvolta anche di cattivo gusto  a danno dei malcapiatati che incontrano. Leggendaria è, fra le tante, la sera della zingarata alla Stazione Centrale di Firenze, dove tutti e cinque  gli amici si recano e prendono a sonori  ceffoni i viaggiatori di un qualsiasi treno in partenza.

 

  Quella scena è rimasta la più ricordata e imitata. Fra le tante quelle feroci burle, chiamate appunto zingarate, le riprovò Paolo Villaggio in uno dei Superfantozzi, ma il malcapitato e sfigato Villaggio, le ripropose con un convoglio in arrivo, con le immagginabili pesanti conseguenze.

 

Quei 5 moschettieri del 1975, erano Philippe Noiret,Giorgio Perozzi,  redattore capo - cronaca del giornale cittadino, poco serio e disprezzato dalla moglie e dal figlio troppo austero e che sarà il primo in stazione a prendersi la  raffica di ceffoni proprio da parte di suo padre, Duilio Del Prete,Guido Necchi, che gestisce il bar- vineria di sua moglie Carmen e ritrovo segreto delle riunioni della banda dello schiaffo,Ugo Tognazzi,Raffaello Mascetti,nobile decaduto che ha dissipato la sua eredità e quella  della moglie e ora è costretto a vivere in uno scantinato, Gastone Moschin,Rambaldo Melandri, un fallito architetto sempre con il chiodo fisso alla ricerca di una donna,Adolfo Celi il rispettato professor Alfeo  Sassaroli, brillante primario, proprietario di una clinica di lusso in collina, annoiato dalla professione , che porterà nuove ispirate  idee per la riuscita delle loro inconcebili  bravate,con  la bella  moglie Donatella, piuttosto svampita e due figlie ingombranti, sciocche  e spendaccione.Il quintetto della burla ,è comunque spesso salvato  da situazioni delicate, con veri colpi di genio della famigerata supercazzola di Ugo Tognazzi, straordinario dicitore del non sense,(unico grande erede Gigi Proietti),  un susseguirsi di parole prive di qualsiasi logica, intercalate dal vocabolo  rafforzativo supercazzola, allo scopo di confondere in maniera esagerata l’interlocutore di turno e farlo cosi’estenuato capitolare.La leggenda del gruppo, si ripropose  dopo, nuovamente con Mario Monicelli, a distanza di 7 anni nel 1982 e fu ancora successo e il terzo capitolo  firmato, alcuni anni dopo da Nanny Loy , non fece rimpiangere i precedenti.

Ora tornano gli eroi di quella serie di risate ripetute negli anni. Forse quella trilogia , è stato uno dei momenti più alti del  meraviglioso filone della commedia all’italiana, che ci ha reso famosi nel mondo.  Quel genere, visse la sua fase conclusiva,con l’amarezza e la  malinconia che regge le storie che attraversano  le imprese umoristiche , esilaranti, devastanti, sempre con il sorriso,  e dove  non mancava mai la vena triste e pessimistica della vita. Fu record d’incassi all’epoca, riconoscimenti, e cult del genere comico del nostro cinema.

Ora , a distanza di 25 anni, Neri Parenti il re del Cinepanettone con i  suoi record al botteghino, quest’anno un po’ meno,  è stato girato a Certaldo in provincia di Firenze e a Cinecittà. I 5 nuovi re della risata, sono Michele Placido al posto di Philippe Noiret , Panariello per l’oste Duilio del Prete,Paolo Hendel per il medico Adolfo Celi,Christian De  Sica,  chiodo fisso per le donne, ruolo che fu di Gastone Moschin e Massimo Ghini per Ugo Tognazzi, il nobile decaduto., con loro Pamela Villoresi,Barbara Enrichi,Alessandra Acciai,Massimo Ceccherini,Chiara Francini e Alessandro  Benvenuti. Una vera impresa da titani per il nuovo quintetto , un esame difficile , i confronti  e  di che genere,sono  sempre estremamenti rischiosi ,  con tutto il rispetto per i nuovi protagonisti.

Nel film di Parenti, l’epoca cambia, si è nel periodo  quattrocentesco , cappa, cappeli, larghi camicioni, velluti, ricami e tante comparse. Irripetibile quindi nel  nuovo film , la mitica bravata, degli schiaffi ai viaggiatori alla stazione di Firenze, perché sul set di Parenti, ci sono carrozze e cavalli. Mario Monicelli  recentemente scomparso, ricordava con affetto e allegria i film da lui diretti:“Oltre alla beffa dell’autostrada fantasma, quando i cinque  piombano su un banchetto di amici per loro completamente sconosciuti in un paese vicino Firenze,  fingendosi ingegneri edili, dichiarando di esseri incaricati di  progettare una autostrada che avrebbe dovuto atraversare quel  paese . Cominciarono così a tracciare disegni di strade impossibili, che  avrebbero  eliminato campi, boschi e case da abbattere gettando così scompiglio e disperazione fra quella gente. Era un clima scanzonato  e grandi protagonisti -ricordò il regista – si discuteva, dove andare a mangiare la sera, si era in Toscana ed ognuno  nominava il suo locale preferito e lì a sciorinare il meglio di quelle trattorie, della loro cucina e dei loro vini.   Quei film, erano un susseguirsi di azioni , di battute di improvvisazioni , ma certamente,  la scena degli schiaffoni ai viaggiatori affacciati al treno , restò  una scena   scatenante , singolare e irripetibile”.

Aurelio De Laurentiis (con Luigi), produttore racconta:” questo ,è un progetto  che ha più  di dieci anni , un tema che è stato sempre vincente, ma con la comunicazione odierna , internet, cellulari, quel tipo di bravate non si potevano più organizzare perché  troppo superate. Non si tratta quindi di  un remake, in questo quarto episodio si ritrova la goliardia,  l’acuta ironia,il cinismo della Toscana.De Laurentis,  sottolinea ancora,“che il successo di quelle storie è dovuto al tempo che passa per ognuno di noi, la paura  che arriva dall’imprevisto delle malattie, la vecchiaia.Da giovane ti distraggono tante altre cose, la famiglia, il lavoro, l’affermazione ed allora riunirsi fra amici,  banchettare e trovare  la zingarata ha il suo effetto provocatorio e così si ride anche con battute e situazioni semplicistiche. Ma si stà fra amici, quelli  della prima gioventù’, si crea così un’atmosfera  particolare,di vitalità, di vivacità ,  che  fa sognare, t’illudi  di  ritrovare la spensieratezza della giovinezza e tutto questo fa bene all’anima”.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Marzo 2011 14:24
 

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