| La finanza non vola più in paradiso |
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Toto Torri Incredibile, ma vero. Il Vaticano si tinge di rosso. La fabbrica di San Pietro non regge più e Benedetto XVI sostituisce il cardinale di Detroit Adam Joseph Maida, amministratore del patrimonio della Santa Sede. Incredibile. Per il secondo anno consecutivo il bilancio del Vaticano è in rosso e tiene il passo con la crisi generale del pianeta, che ha inciso pesantemente sulle già floride finanze vaticane. Anche il paradiso risente della crisi. Sta a guardare e i bilanci di fine anno del 2007 e del 2008 hanno segnato un disavanzo di circa 10 milioni di euro. E’ dal 2007 che il deficit affligge le casse del Papa, dovuto in particolar modo al deprezzamento del dollaro rispetto all’euro. Tenendo conto che le donazioni della Chiesa americana sono state sempre la principale risorsa dell’erario vaticano, si può così dedurre quale influenza negativa abbia avuto la diminuzione del valore del dollaro. Inoltre, la rovinosa caduta a più riprese della borsa, ha fiaccato ancora notevolmente il tesoro, tanto che ha spinto gli amministratori vaticani a tornare al bene rifugio dell’oro. In crescita soltanto il settore immobiliare, con il vistoso calo degli introiti finanziari. A tutto questo, c’è da aggiungere le spese del personale, circa 3000 dipendenti, la radio vaticana, l’Osservatore Romano, senza contare il clero e il porporato sparso in tutto il mondo e la sua gestione. E proprio questa enorme difficoltà finanziaria ha costretto Papa Benedetto XVI a correre ai ripari, iniziando ad economizzare dall’alto, con la sostituzione del cardinale Adam Joseph Maida di Detroit, da revisore internazionale dei conti della Santa Sede, con la figura dell’economista coreano Thomas Hang-Soon Han. Il porporato orientale è un prestigioso docente di politica internazionale presso l’Università di Seul, un morigerato e carismatico economista, che in occasione dell’ultimo sinodo dei vescovi, senza mezze parole, aveva esortato energicamente i principi della Chiesa ad “un serio esame di stili di vita, garantendo principi di giustizia e retribuzioni sufficienti per vivere”. Oltre alla sostituzione del porporato americano, il Papa ancor prima aveva cancellato la commissione di vigilanza della Banca Vaticana, lasciando in carica il solo cardinale Attilio Nicora, presidente del patrimonio della Sede Apostolica, che è praticamente l’uomo di fiducia di Sua Santità. Inoltre, era già stata effettuata anche la sostituzione della gestione economica, l’Apsa, una specie di ministero del tesoro e la Prefettura degli affari economici, un parimenti ministero del bilancio, con l’arcivescovo di Savona Domenico Calcagno e con il canonico Velasio De Paolis. È davvero incredibile, mala tempora currunt. Quell’immaginario favolistica popolare sul tesoro del Papa, viene così anche lui a cadere.
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