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La corsa all'Oro PDF Stampa E-mail

I più accreditati analisti economici mondiali, non hanno dubbi, nei momenti d’incertezza è sempre viva la corsa all’oro.
Il tradizionale e sicuro rifugio dell’aureo metallo, ha ripreso a salire, dopo un condizionato ribasso di riflesso al calo del petrolio, tanto che, (pochi in verità) benpensanti erano dell’opinione, della imminente chiusura di un ciclo negativo, condizionato anche dalla ripresa del dollaro. Invece, pare che non sia proprio così. Gli esperti delle principali banche mondiali, hanno ragione di ritenere, che per estrarre nuovo oro ci siano sempre esagerati costi di gestione e che l’inflazione, con repentini sbalzi di Borsa, siano le maggiori cause di crisi e d’incertezza, tanto da prevedere la nuova corsa all’oro e il salire della domanda con sempre maggior potere e forza.

Difatti le più importanti banche ed istituti d’investimento newyorkesi e londinesi, non si sono sognati lontanamente di considerare seriamente il declino dell’oro nel corso dei mesi di settembre e ottobre. Si riteneva in pratica, che quella situazione di mercato fosse del tutto temporanea, considerando l’impennata del dollaro col ribasso del petrolio.
Nel 2008, la crisi finanziaria si è addirittura trasformata in recessione, estendendosi soprattutto agli Stati Uniti, all’Europa ed al resto del mondo, tanto che l’oro riprese la sua sfrenata corsa, toccando i massimi storici. Poi ci fu una leggera flessione, ma da come si misero le cose e da come “viaggiano”, l’oro ha iniziato di nuovo il recupero e tutto il suo potere.
Del resto è opinione diffusa da parte di economisti e manager internazionali, che la domanda dell’oro sia destinata a restare molto forte, al contrario dell’offerta che è fatalmente limitata per ragioni economiche e pratiche. Il fatto sta che per attivare una nuova miniera ed iniziare ad estrarre le sue risorse, occorrono otto/nove anni, oltre ad ingenti investimenti per coinvolgere le più sofisticate ed innovative tecnologie.
Per la fine dell’anno il prezzo dell’oro si è attestato all’incirca sui 900 dollari, tenendo conto della maggiore richiesta e che, chi acquisterà dovrà prendere posizioni a lungo termine, considerando il valore dell’oro elemento di certezza.
Infatti, i paesi asiatici e soprattutto l’immensa India, 600 milioni di abitanti, da sola copre più di un terzo della domanda mondiale, per sua antica e tradizionale industria orafa, che va dal metallo grezzo, al lavorato, al prezioso, oggetti, catene, bracciali, articoli confezionati con oro a 12 carati ed argento, e con un’infinità di bigiotteria di valore e spicciola, formata da monili e spille. In pratica questa immane macchina dell’industria orafa indiana, traina gli acquisti, aumenta l’esportazione. Questa ripresa della domanda è già in atto in altri paesi come la Turchia, gli Emirati, Abu Dhabi.
Quali sono i modi per investire nell’oro?
L’offerta varia dai famosi tradizionali lingotti alle monete, dalla classica sterlina d’oro, al marengo d’oro, agli oggetti gioiello di antica oreficeria, ai “futures”, agli attuali ETF, che prevedono l’accantonamento del corrispettivo in oro per ogni titolo emesso.
Si può anche investire nelle società che si occupano di estrazione e produzione. Dovrebbero essere titoli sicuri (o quasi, aggiungiamo noi), a detta degli esperti, abbordabili a prezzi buoni di mercato, se visti in prospettiva dei loro utili. Inoltre, si prevede che molte di queste compagnie nei primissimi mesi del 2009, dovrebbero rivivacizzare il mercato con sensibili rialzi, dovuti anche dal rincaro dell’oro nel prima parte del 2009.
È raccomandabile, tuttavia, che chi “gioca” in questo genere di mercato, dovrà adoperare molte precauzioni e dovrà essere un esperto per essere in grado di valutare queste società molto particolari.
Ad alzare il tasso dell’oro è stata, come è noto, la super quotazione (per un certo periodo) del petrolio e, parallelamente, la crisi generale, con il rincaro pesante degli alimentari, del vestiario e dei prodotti di primissima necessità.
Come se non bastasse, la spaventosa debacle dell’Alitalia ha fiaccato in maniera pesantissima le casse dello Stato.
Tutto questo e altro ancora in casa nostra e, come se non bastasse, la crisi mondiale. Ben più pesante e catastrofico il grande crac americano di alcune banche fra le prime nel mondo, come la Lehman Brothers, la Merryl Linch, risucchiata fortunatamente dalla Bank of America ed il salvataggio governativo di istituti mondiali di mutui immobiliari e assicurativi. Istituti finanziari come la Freddie March e Fanny Mae, veri e propri colossi in liquidazione, che hanno sconvolto il regno del capitalismo globale con l’incubo a Wall Street e la caduta verticale dei mercati, a Londra, Parigi, Francoforte, Tokyo, Singapore, Milano, un meno pesante in tutte le Borse, come da molti anni non si registrava, anche se in questo ultimo periodo ci sia una lenta alternante positiva ripresa.
Come dire: noi stiamo male, ma non malissimo. Tant’è, che il nostro Paese ancora riesce a reggere, a contenere, e il problema dell’inflazione galoppante dovrebbe essere per il momento scongiurato.
In tutta questa immane crisi generale, ritornando all’oro, si registra da sempre, che rimane la vera ed unica protezione seria all’inflazione.
Non a caso i leggendari cercatori d’oro d’America, ci hanno tramandato, con storie e film, che l’oro da sempre è stato e resta il padrone assoluto dell’economica mondiale.


Toto Torri

 

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