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“Tajabone” è un canto, una festa mussulmana, gli angeli scendono tra di noi, è il giorno dell’accoglienza. Salvatore Mereu, di Dorgali, ne ha fatto un film di vita vissuta, realizzato con 10 mila euro... PDF Stampa E-mail
Venerdì 20 Agosto 2010 07:03

Toto Torri

Tajabone, è una festa mussulmana di buon auspicio per il futuro. Dice la leggenda, è il giorno in cui gli angeli scendono in Terra per sapere degli uomini, è il giorno dell’accoglienza e dell’ospitalità. E a Dorgali, un piccolo centro di non più di nove mila anime, in provincia di Nuoro,  sulla Costa Orientale della Sardegna, con la  meraviglia marina di Cala Gonone,nel Golfo di Orosei, nasce un giovane di  belle speranze, Salvatore Mereu che ha nell’anima e nella mente di raccontare in cinema e parlare  della sua splendida terra la Sardegna.Si laurea al Dams di Bologna e in regia al Centro Sperimentale di Cinecittà.

Un paio di documentati di valore, “Notte rumena” del 1995 e al primo lungometraggio del 2003 “Ballo a tre passi”, fa centro,vince nella sezione Settimana della Critica della Mostra veneziana e il David come miglior regista esordiente,e con “Sonetaula”fa il bis con tre Globi d’Oro della Stampa Estera. Ora  è di nuovo alla Mostra di Venezia con il suo “Tajabone”,una storia vera di vita vissuta, da 5 giovanissimi di 13 anni, poco fortunati ,a dir poco è un eufemismo, che  sopravvivono nella periferia cagliaritana. Salvatore Mereu, ha il dono di filmare  storie che colpiscono la gente comune , come anche gli addetti ai lavori, che lo scelgono sempre sia in Italia,che all’estero, a testimoniare nei Festival,  questo suo cinema del sentimento,del disagio, della speranza e di una realtà  spesso tragica, ma vera come in “Tajabone”, realizzato con 10 mila euro e  una troupe di tre sole unità,  tutti presi dal grande entusiasmo e dalla passione per la vita raccontata dai 5 giovani e messe insieme  dalla consapevolezza della validità e della realtà della storia,  dirette con amore da questo regista sardo che rende onore alla sua Sardegna e al nostro cinema.

  Salvatore Mereu, racconta. “Ho scelto questo titolo,perché credo nella possibilità di realizzare progetti che sembrano impossibili e di scoprire talenti magnifici, come quelli di questi ragazzi, e ho tanto il desiderio di portarli a Venezia. Il film ,è nato con la  collaborazione di due scuole medie di  quartieri tutt’altro che facili della periferia di Cagliari, la Don Milani di Sant’Elia e la Alagon di San Michele ai cui insegnanti e presidi va un sentito ringraziamento.”

Perché Tajabone?

“Tajabone, è la canzone che si sente in chiusura del film, quando Kadim, un ragazzo senegalese, dice alla madre che ha trovato un lavoro necessario per la sopravvivenza e lei gioisce per la notizia tanto attesa.Ho seguito i ragazzi nella scrittura delle loro storie diverse, mai  tutte ugualmente difficili,in cui la quotidanietà, sono diventate terre di confronto e condivisione.”

   Abdullah Seye, Angelica Argiolas,Sara Portoghese, Andrea Amhetovic ed Erica Spissu, questi sono i ragazzi, che hanno scritto il loro racconto e che insieme ai loro compagni, hanno recitato nel film, mettendosi alla prova e sperimentabdo in prima persona il cinema per la prima volta.

  “Siamo rimasti sbalorditi – dice Salvatore Mereu – di quanto sia accaduto e non credo che alla mostra del Cinema di Venezia, sia mai stato scelto un film con un budget inferiore. Sono davvero fiero di aver lavorato con questi ragazzi, che avevano molte ragioni per tener chiuso il loro cuore,non erano i primi della classe e avevano alle spalle storie difficili, eppure hanno scelto un tema molto impegnativo come quello dell’amore, dimostrando coraggio.Io,li ho soltanto aiutati ad esprimere le loro emozioni e le loro storie , che già abitavano dentro di loro, basti pensare che ci sono ragazzini senegalesi, rom, che hanno partecipato a questo meraviglioso progetto e che proprio alla cultura senegalese dobbiamo il titolo del film”.

  Una storia di speranza, il valore dell’amicizia, il primo amore, la gelosia, le relazioni problematiche fra genitori e figli, l’indigenza, sono i temi  trattati da Mereu,  con  ragazzi di diversa religione, costune, colore, l’adolescenza vissuta in 5 modi differenti.

Gli sceneggiatori. Abdullah Seye,Angelica Argiolas,Sara Portoghese,Andrea Amhetovic, Enrica Spissu,Laura Biagini,e Rossana Petricelli, fanno parte anche del cast artistico, con Munira Amhetovic, Brendon Hailovic,Tamara Contu, Nicola Tedde,Oscar Vincis,NoemiTuberi, e Riccardo Cirina.

  Un film che dà  speranza, un film che crede di trovare la bellezza anche nella diversità,  soprattutto in un contesto molto difficile. Una storia per noi adulti da vedere, meditare e seguire dove l’accoglienza e l’ospitalità è  ormai purtroppo un bene  che possiedono ormai  pochi.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Agosto 2010 21:21
 

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