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“TUTTI AL MARE”, di MATTEO E VINCENZO CERAMI da una rilettura di “Casotto” di FRANCO CITTI di 33 anni fa, girati ambedue sulle dune di Castel Porziano. PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Febbraio 2011 20:56

 

Di Toto Torri

 

“Tutti al mare a mostrà le chiappe chiare, con li pesci ‘n mezzo a l’onne noi sannamo a divertì”, era il  motivetto della mitica cantante- attrice romana Gabriella Ferri, che imperversava negli anni ‘70 

e  si cantava  sull’affollato  trenino Roma-Ostia, che la domenica portava i romani  ai bagni.

 

Si era sulla scia degli anni ’60,  un principio di boom economico per  privilegiati,

i ristoranti erano  per pochi  e alle numerose osterie  si consumava soltanto la fatidica fojetta di vino  dei Castelli.  La grande massa  era  “fagottara”,  le ciriole pregne di frittata con la cipolla ,  la radio, un bombone a pile sotto il braccio  e  il  capo famiglia col cocomero e l’ombrellone su una spalla.  I problemi c’erano, agli italiani non sono mai mancati,non certo  come oggi  ,eppure si respirava aria di ottimismo, si era meno esigenti, bastava il sole, il mare , si sorrideva  e si rideva, a Roma gli studenti andavano al mare sulla spiaggia libera di Castel Porziano   e  sognavano  la California e ballavano il boogie boogie sempre di moda.

Nel 1973, da queste parti Franco Citti, girò “Casotto”, scritto da  Vincenzo Cerami, si svolgeva tutto in una una specie di spogliatoio pubblico, si affittavano perfino i costumi da bagno ,non tutti lo possedevano, un banchetto per il bibitaro e sopra una colonna di ghiaccio per le grattachecche, una grattata di ghiaccio e  unoo schizzo di amarena o  tamarindo, ed era  festa..Dentro quel capanno entrarono tutti,  da Paola Stoppa, a Gigi Proietti, a Jodie Foster ,  Catherine Deneuve,Ninetto Davoli,Ugo Tognazzi,u n’identità, uno zoo di umanità,  con la loro maschera,  e la  feroce commedia  che si viveva anche allora seppure più semplicistica.

Con un sole da pinne e occhiali,su quello stesso tratto di litoranea di “Casotto”, cosparsa di  dune .di sabbia bianca e lucente, si  è girato anche“Tutti al mare,”opera prima, di Matteo Cerami, figlio del fanoso scrittore,sceneggiatore ,Vincenzo un attento osservatore del quotidiano,grande uomo di cinema e letterato.  Papà Vincenzo, fisico atletico,( da giovane  era rugbista, mediano di mischia), firma la sceneggiatura proprio come 33 anni fa,ma c’è , anche il suo esordio come attore, un breve significativo cammeo. Di allora sono rimasti soltanto Gigi Proietti e Ninetto Davoli e con loro Ilaria Occhini,Marco Giallini,Anna Bonaiuto, Libero De Rienzo, Ennio Fantastichini e Ambra Angiolini.

Questa storia , nasce all’alba e muore  al tramonto , protagonista  il mare, il mare d’estate, calmo, grigio, azzurro,  anche incazzoso verde e tempestoso.Trentatre anni fa Maurizio Piccioli realizzò “Casotto”, che diventò poi cult, ed ora con Gian Luca De Marchi e Rai Cinema ci riprova. Piccioli  racconta che” “Tutti al mare”, non è un remake, non potrebbe essere, i tempi son troppo cambiati, si ispira  però a quell’ universo vario e diverso di umanità.  A quei tempi nessun attore venne  pagato, l’unica fu Jodie Foster americana, che con “Taxy Driver” aveva  guadagnato una nomination all’Oscar e si accontentò di solo trenta milioni,  un anno dopo  quell’Oscar lo vinse. I personaggi erano straccioni,il problema della fame  esisteva, si stava uscendo da una civiltà tutto sommato contadina. Oggi non c’è più quella fame, é di rigore essere magri ,il casotto  spazzato via e le tantissime cose ora di routine,  a quei tempi erano soltanto lusso.C’è un ristorante,  nel mare non nuotano più i gamberetti , lattarini e telline, merluzzetti e trigliette, sono pressochè spariti.”

“Nel ’77, - dice Matteo Cerami- non ero neanche nato, ma “Casotto” l’ho visto più volte ed è un ritratto cattivo, crudo di quel periodo. Con mio padre, abbiamo cercato di cogliere quello spirito. Una storia  corale, a volte anche allegra, con battute pungenti romane e romanesche, fatta di dialoghi, di ammiccamenti e non più la piccola borghesia degli anni ’70 nell’interno di uno spogliatoio a pagamento.”  Ora c’è un chiosco-bar con pretesa  lusso ,dove una schiera di anonimi  tutti infilati nelle loro maschere e  con  ipocrita falsità tentano di porsi per quello che non sono . C’è Anna Bonaiuto, che arriva  con fare aristocratico  da star della  TV , cerca di mescolarsi con la gente, ma spesso si ritira, seleziona, sceglie, in fondo  il popolino che bazzica quel posto a lei non  va proprio bene.

Ilaria  Occhini , splendida nel suo personaggio , “sono una  specie d’arpia, inchiodata su una sedia a rotelle, che  non ha nulla da fare e  che rende una vita d’inferno a suo figlio, Marco Giallini, propietario del chiosco- bar, dice di  cucinare pesce fresco, ma non è vero,  dove tutta la fauna umana  arriva e commenta ,parla , sparla e dove mio figlio  è un bel cafone e un’intrallazone”. Vincenzo Cerami , attore per la prima volta? “Sono quasi muto, parla il pappagallo che ho sulle spalle. Allora dice Cerami, si viveva con poco, il pranzo e la cena spesso  erano un problema, in qualche modo ci si avviava  comunque verso  quella che poi venne chiamata globalizzazione.Oggi la società è completamente priva di identità. La realtà è profondamente cambiata, ogni giorno   scandali e brogli di ogni genere, se volessi fare della satira saresti scavalcato dagli avvenimenti che  susseguono vertiginosi. Gli unici che sanno chi sono, in quel chiosco dove passano e  tutti si fermano, sono gli extracomunitari,il camerunense che ci lavora, con l’egiziano alle pizze, il filippino sciacqua  piatti e l’africano, il marocchino per gli ombrelloni in spiaggia. In fondo sono loro la massa che avanza da tutte le parti e che devi assorbire”.

Proietti è quello di allora?

“Con il pensiero, sono sempre una specie di ladruncolo da quattro soldi, un cleptomane, con gli occhiali da sole pure de’ notte , ma mo’ però so graduati”.

Ambra Angioni, non si riconosce , è con un look diverso, con un caschetto nero di capelli con frangetta , è una lesbica ma non si deve sapere.Ninetto Davoli, era un guardone, ora fa il pescatore.

“Tutti al mare”, racconta dell’umanità di oggi, senza identità, priva di ideali, dove il lavoro è un  terno al lotto , dove il nulla regna in assoluto, si vive di espedienti a dir poco, si ruba,si commercia  droga , c’è il mercato della donna, il gossip cattivo, la cattiveria, la depravazione. In pratica  un pianeta umano deluso e amareggiato, disorientato, dove il giusto perde inesorabilmente fra le dune di sabbia sospeso fra  il mare e il cielo.La storia si ripete, ma in peggio.

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