| Recensione: This must be the place |
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| Mercoledì 26 Ottobre 2011 09:51 | ||||||
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di Angela Caruso Devo ammettere che il film di Sorrentino mi ha completamente spiazzata. Un giorno però mi sono ritrovata faccia a faccia con una locandina e gli occhi di Sean Penn hanno richiamato la mia attenzione. Mi hanno rapita e hanno fatto crescere in me la voglia di capire cosa si nascondesse dietro la parrucca oramai demodè che indossava Cheyenn. Dietro quello strano personaggio rimasto fermo agli anni ’90 si nascondeva qualcosa che valeva la pena scoprire. Il film racconta la storia di un famoso cantante punk pop che rimane fermo nel suo passato dorato e non riesce ad accettare il trascorrere degli anni in modo sereno. Ha una moglie che lo tratta come un bambino, tante fobie ed una tristezza che lo porta a vivere la sua vita nello stesso quartiere di Dublino con la sua amichetta dark da oltre venti anni. Cheyenne da eterno Peter Pan con una vocina flebile che nasconde la sua virilità, è sempre circondato da giovani, per sentirsi giovane e prova un malinconico piacere nel rimanere incastrato nel suo ruolo; non prende decisioni, non affronta la vita per come potrebbe. La malattia del padre lo costringe a partire per gli States per regalargli un ultimo saluto, ma questo incontro con il suo passato e la sua infanzia lo catapultano in una realtà altra dove scopre l’affetto che il padre aveva per lui e la lotta che quest’uomo ebreo aveva combattuto inutilmente, per tutta la sua vita, nella ricerca del suo aguzzino tedesco. Cheyenne che non si è mai sentito amato decide di vendicare suo padre. Inizia così un viaggio on the road per le lunghe e desolate distese dell’America. Un viaggio in cui incontrerà tante persone diverse che lo coinvolgeranno in una crescita insperata, che terminerà con una totale trasformazione. Non si è mai troppo tardi per cambiare, basterebbe solo ricordare ciò che disse un grande fotografo russo parlando della sua arte per rendersene conto: Se si desidera insegnare all'occhio umano a vedere in una nuova maniera, è necessario mostrargli gli oggetti quotidiani e familiari da prospettive ed angolazioni totalmente inaspettate e in situazioni inaspettate; gli oggetti nuovi dovrebbero essere fotografati da angolazioni differenti per offrire una rappresentazione completa dell'oggetto.»
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Ottobre 2011 18:47 |
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Maggio in Sala



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